9 dicembre 2018

SEPARAZIONE E DIVORZIO: QUALI SONO LE SPESE AL 50%?

A cura dell’Avv. Mattia Cornacchia –  Molti motivi di litigio tra gli ex, anche dopo la sentenza di separazione o di divorzio, riguardano quali siano le spese da ripartirsi al 50% tra di loro.

Le spese possono essere ordinarie (ad es. l’acquisto di medicinali da banco, libri scolastici, materiale di cancelleria, abbigliamento) e straordinarie (interventi chirurgici, cure oculistiche, dentistiche, termali, fisioterapiche, viaggi studio all’estero, ripetizioni scolastiche, iscrizione ad istituti privati, spese per la baby sitter, acquisto di un motorino, conseguimento della patente di guida, ecc).

Per ottenere il rimborso delle spese straordinarie effettuate è però necessario vi sia un previo accordo tra i genitori, salvi alcuni casi urgenti.

Quando non è necessario il preventivo accordo per richiedere all’altro genitore la metà delle spese sostenute?

Le spese straordinarie per le quali serve un preventivo accordo tra i genitori sono quelle scolastiche (scuole private, università fuori sede, ripetizioni private, ecc), sportive (attrezzature e ciò che è necessario per l’attività agonistica) e medico sanitarie (interventi chirurgici).

Le spese straordinarie, per le quali non è necessario il preventivo accordo tra genitori ma che, una volta sostenute da uno dei due, comportano, comunque, il diritto al rimborso del 50%, sono quelle relative a libri scolastici, visite sanitarie urgenti, cure oculistiche, bollo e assicurazione per il mezzo di trasporto acquistato con l’accordo di entrambi i genitori, ecc.

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26 agosto 2018

TATUAGGI A NORMA DI LEGGE

A cura dell’Avv. Mattia Cornacchia – È stato recentemente presentato un disegno di legge che prevede l’introduzione di una normativa dettagliata per tatuaggi e piercing, riguardante soprattutto le indicazioni igienico-sanitarie.

Le Regioni dovranno provvedere ad emanare apposite linee guida per organizzare i corsi di formazione obbligatori (150 ore sia di teoria che di pratica) per abilitare tatuator e piercer.

Per poter aprire un centro di tattoo e piercing sarà istituito un vero e proprio albo per tatuatori e con tanto di segnalazione certificata di inizio attività.

Importante l’articolo 4, che prevede che i minori di 18 anni hanno bisogno del consenso di uno dei genitori e comunque devono aver compiuto 14 anni.

L’articolo 6 definisce tutte le sanzioni pecuniarie, dai 1.000 agli 8.000 euro, relative ai divieti.

Alle aziende sanitarie toccheranno anche campagne informative sui rischi correlati alle pratiche non corrette di tatuaggi e piercing.

Infine, l’articolo 12 prevede l’aggiornamento delle tabelle allegate contenenti la lista dei coloranti e altre sostanze utilizzate per effettuare tatuaggi.

Per seguire l’iter parlamentare: http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/49570.htm

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4 giugno 2018

IL DANNO DA VACANZA ROVINATA

A cura dell’Avv. Mattia Cornacchia – Il “danno da vacanza rovinata” è un danno morale definito dal Codice del Turismo (D.Lvo n°79/11) è il pregiudizio arrecato al turista per non aver potuto godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere, svago o riposo senza soffrire il disagio psicofisico che accompagna la mancata realizzazione in tutto o in parte del programma previsto.

Questo danno è risarcibile al pari della perdita del bagaglio, del ritardo del volo aereo e di altri danni (che invece sono voci di danno autonome e non fanno parte del danno da vacanza rovinata).

Ricordiamo che sono previsti da parte dei tour operator  dei veri e propri “obblighi informativi”, ferma restando la possibilità del turista di recedere dal contratto per giustificato motivo.

In caso di vacanza rovinata il turista deve presentare un reclamo al tour operator, anche tramite email o fax.

La richiesta di risarcimento, tuttavia, si prescrive in un anno dal rientro dalle vacanze, termine entro il quale sarà possibile adire il Tribunale competente per i danni derivanti dall’inesatto adempimento o inesatta esecuzione della prestazione, con diritto al risarcimento del danno in via equitativa.

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29 aprile 2018

Licenziamento: legittimo se si parla male dell’azienda sui social

A cura dell’Avv. Mattia Cornacchia – Diffamare il proprio datore di lavoro con frasi offensive su Facebook e sugli altri social può costare caro: secondo la Cassazione in questi casi è legittimo il licenziamento per giusta causa.

Anche se nel post non viene indicato espressamente il nome del datore di lavoro, il licenziamento è giustificato in quanto il destinatario della denigrazione è facilmente identificabile.

Queste le motivazioni degli ermellini “attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione per la potenziale capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone”.

Attenzione quindi: quello che si pubblica sui social (fotografie incluse), può essere rischioso, come già discusso in Instagram e Facebook: cosa si rischia nel pubblicare alcune foto.

 

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20 aprile 2018

Infedeltà nelle separazioni e nei divorzi: iscriversi a siti di incontri online può comportare l’addebito.

A cura dell’avv. Mattia Cornacchia – Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Ordinanza n°9384/18 del 16.04.2018) ha stabilito che, anche senza aver mai incontrato la persona con la quale si è intrattenuto un rapporto via chat, l’iscrizione a un normale sito di incontri viola l’obbligo di fedeltà e pertanto viene meno il diritto al mantenimento in caso di separazione.

Tuttavia è bene precisare che il tradimento non è causa dell’addebito quando questo comportamento non è la causa bensì l’effetto del venir meno della comunione materiale e spirituale dei coniugi.

«La ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet», scrive la Cassazione, è «circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia trai i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione».

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16 aprile 2018

Bollette ogni 28 giorni: se sei cliente Vodafone hai diritto al rimborso.

A cura dell’avv. Mattia Cornacchia – Vodafone è stata condannata il 29 marzo dal Tribunale di Ivrea, il quale ha invitato la compagnia telefonica a comunicare ai propri abbonati il diritto alla restituzione delle somme per le bollette con fatturazione ogni 28 giorni.

L’ordinanza del Tribunale di Ivrea

Non c’è scampo per Vodafone: le clausole che da oltre un anno hanno permesso di fatturare ogni 28 giorni al posto di un mese sono nulle, in quanto pratica commerciale scorretta che ha gravemente danneggiato i consumatori. La stessa Vodafone dovrà inoltre comunicare ai propri clienti il loro dritto al rimborso per le somme illegittimamente pagate in eccedenza.

La decisione del TAR Lazio

Sul fronte Tar, quello del Lazio (con ordinanza n. 792/2018) ha sospeso in via cautelare il rimborso, rinviando la decisione definitiva all’udienza di merito del 31 ottobre 2018.

Ancora un po’ di pazienza, quindi, ma da novembre con ogni probabilità sarà possibile per i clienti di tutti gli operatori telefonici che hanno fatturato a 28 giorni (non solo Vodafone), chiedere la restituzione delle somme indebitamente pagate in qualità di consumatori.

 

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12 marzo 2018

È reato scattare foto di nascosto?

A cura dell’avv. Mattia Cornacchia – Chi utilizza il proprio telefono cellulare per scattare foto o registrare video a persone terze senza il loro consenso potrebbe, in alcuni casi, integrare il reato di molestie ed avere come conseguenza anche il sequestro del dispositivo utilizzato.

La Cassazione, con la sentenza n°9446/18 ha stabilito che viene commesso il reato previsto dall’art. 660 cp anche se il soggetto ripreso o ritratto non se ne accorge immediatamente, in quanto è sufficiente l’interferenza, anche momentanea, nella tranquillità della persona offesa.

Come in altri casi era stato già stabilito dalla giurisprudenza di legittimità, affinché venga commesso del reato, la molestia o il disturbo devono essere valutati con riferimento alla psicologia normale media, in relazione cioè al modo di sentire e di vivere comune.

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10 marzo 2018

Instagram e Facebook: cosa si rischia nel pubblicare alcune foto

A cura dell’avv. Mattia Cornacchia – Sia il Fisco che i giudici del Tribunale possono utilizzare le vostre foto pubblicate su Instagram e Facebook come prova.

Il Fisco può infatti svolgere indagini nei confronti di evasori fiscali andando a vedere se il contribuente posta foto che non sono conformi al suo reddito. Cene in ristoranti di lusso, autovetture costose, anche il possesso di gioielli preziosi possono infatti essere utilizzati quali prove per smascherare i presunti nullatenenti.

La Corte di Appello di Brescia nel dicembre del 2017 ha scoperto un lavoratore in nero utilizzando “la documentazione estratta da Facebook”.

Nelle cause di separazione e divorzio anche il tenore di vita dell’ex coniuge può essere desunto da quanto questi pubblica sui profili social, come statuito dalla Corte di Appello di Ancona con la sentenza n°331/17.

Per evitare l’uso delle proprie foto a nulla vale, come accaduto in passato, scrivere sul proprio profilo la dichiarazione di non autorizzare terzi all’uso delle foto del proprio profilo, in quanto la disciplina giuridica dei social network prevede espressamente tale eventualità.

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8 marzo 2018

Il TFR dell’ex marito in caso di separazione e divorzio

A cura dell’avv. Mattia Cornacchia – Il trattamento di fine rapporto (o liquidazione) è quanto viene pagato al dipendente che interrompe il proprio rapporto di lavoro subordinato.

La legge prevede che alla ex moglie, nel caso di divorzio, è riservata una parte del TFR dell’ex marito solo in alcuni casi:

  • il rapporto di lavoro deve essere stato svolto prima del divorzio;
  • alla moglie è stato riconosciuto dal giudice l’assegno divorzile da corrispondere periodicamente (quindi non spetta se l’assegno è stato corrisposto per intero in un’unica soluzione una tantum)
  • la coppia deve aver divorziato;
  • la moglie non deve essersi risposata.

La quota che la legge riserva alla ex moglie è, più o meno, del 40% dell’intera liquidazione.

Nel caso invece di semplice separazione (cessazione degli effetti civili del matrimonio), alla ex moglie non spetta alcuna quota di TFR dell’ex marito, ma questa potrà chiedere ed ottenere, in casi specifici, che venga ricalcolato l’assegno di mantenimento.

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